Casa Mia

Presso Ca' Lando in via Gabelli a Padova, un'esperienza di autonomia abitativa di persone con disabilità medio lieve.

Ecco un estratto del progetto e del ruolo della Cooperativa Sociale Terr.A. in esso.


Da qualche mese, in un appartamento nel cuore di Padova, è in corso un esperimento che ha come obiettivo la promozione dell’autonomia abitativa per i ragazzi e le ragazze con disabilità intellettive medio lievi. Si tratta, quindi, di costruire le migliori condizioni per maturare competenze nuove, utili ad una crescita individuale, con quelle persone che possono ambire a diventare indipendenti, arrivando ad abitare, in futuro, una casa propria.
Un sfida che ANFFAS ha colto e condiviso con altri attori del territorio: in primis il S.I.L. e la Cooperativa Terr.A., che hanno fornito il know how e il personale necessario a rendere possibile un progetto ambizioso.
Tutto comincia con una domanda che pone inquietudine in molte famiglie: “Oggi possiamo aiutarti e sostenerti, ma dopo di noi come farai?”. Fino ad oggi le comunità hanno saputo rispondere a questo interrogativo. Da qualche anno, in tempi di razionalizzazione della spesa pubblica e di riflessione ampia su quale sia un contesto ideale per una condizione di vita quanto più vicina alla “normalità”, si sperimentano con successo esperienze di appartamenti-palestra dove ragazzi e ragazze con disabilità intellettive medio lievi si mettono alla prova per raggiungere un livello di autonomia tale da poter vivere, un giorno, da soli o in piccoli gruppi. L’appartamento in corte Ca’ Lando si vuole inserire a pieno titolo in questo filone di attività.
Giulia, Giuliana, Lara e Stefania sono quattro ragazze che stanno partecipando, dal marzo 2013, al progetto “Casa Mia”. Aiutate da un gruppo di educatori, ogni due settimane vivono insieme il weekend, dal sabato al lunedì mattina, svolgendo tutte le normali attività che una vita indipendente richiede: fare la spesa, cucinare, fare le pulizie, lavare il bucato e, perché no, concedersi qualche rito tipicamente padovano, come quello dell’aperitivo in piazza o la colazione al bar del Duomo.
Specie ai fornelli le diverse capacità trovano un punto di incontro e integrazione: tutto diventa più semplice e facile da imparare osservandosi e aiutandosi l’un l’altra, nel rispetto reciproco.
“Questo progetto ci aiuta a crescere e maturare come persone” dicono quasi in coro le ragazze “in questa casa abbiamo trovato uno spazio dove essere noi stesse ed esprimerci in libertà, dove possiamo provare a fare le cose che non riusciamo a realizzare altrove”. I primi mesi sono stati dedicati alla conoscenza reciproca, al superamento delle ovvie iniziali diffidenze, per arrivare ad accettare pregi e difetti di chi condividerà questa grande avventura. Il progetto prevede un lavoro lungo tre anni, con una crescita graduale e monitorata del tempo passato insieme, fino al momento in cui il gruppo vivrà insieme 7 giorni su 7, 24 ore su 24, sempre monitorato dagli educatori.
Proprio questi ultimi sottolineano con convinzione: “Questa è un’esperienza intensa dal punto di vista professionale, ma soprattutto per quanto di personale richiede che sia messo in gioco. Passo dopo passo è emozionante accompagnare Giulia, Giuliana, Lara e Stefania in un quotidiano percorso che le vede maturare in consapevolezza e coraggio. Nei momenti di difficoltà è proprio quest’ultimo a spingere tutti, noi operatori e le ragazze, ad affrontare e superare la paura di sbagliare e i propri limiti. Anche noi sentiamo di crescere al loro fianco”.

Il gruppo di Casa Mia
Le ragazze e gli educatori


Per saperne di più, scarica la parte di Contatto - Notiziario di Anffas Onlus del mese di dicembre 2013 che ne parla, con interventi anche di Renata Trevisan, Patrizia Sartori, Marta Roverato.

Il committente di questo progetto è Anffas Onlus di Padova.